finestre/windows/ventanas

Eccomi qui, come promesso, a lanciare questa nuova iniziativa ispirata dai disegni di Matteo Pericoli in mostra nell'aula colonne della sede universitaria di San Sebastiano. Matteo Pericoli ha magistralmente disegnato le vedute di città diverse che si possono vedere da finestre di personaggi famosi e non. Anna Nadotti mi ha segnalato la "sua" finestra che come vedrete è assieme ad altre 52 vedute torinesi - un progetto a cui Matteo Pericoli ha collaborato in occasione dell'anniversario dell'Unità d'Italia.
Potete vederla qui: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplRubriche/unannoallafinestra/girata.asp?art=32
In occasione dell'Art Night che si terrà nelle sedi dell'Università sabato 23 giugno a partire dalle 17, cafoscariletteratura vorrebbe entrare in risonanza con l'idea che sottende questi disegni, quella cioè, del punto di vista unico ed irripetibile che una data finestra offre a colui che guarda.
cafoscariletteratura vorrebbe esprimere a parole questo concetto.
Invito quindi tutti a commentare questo post offrendo passi tratti da romanzi o poesie che abbiano a che fare con le finestre e quello che si vede a partire dal vincolo fisico costituito dalla cornice che la finestra impone sulla realtà. Ringrazio Martina per aver già raccolto l'invito nel commento al post precedente con un passo tratto da Mrs. Dalloway fresco fresco di uscita per Einaudi nella nuova traduzione di Anna Nadotti.
I brani così raccolti verranno letti affacciandosi alle vetrate dell'aula Colonne sabato 23 giugno a partire dalle 19.

Comments

NOVATI MARIA VITTORIA LUIGIA
May 27, 2012

"Seduta alla finestra guardava la sera invadere il viale. Teneva la testa appoggiata contro le tendine e sentiva nelle narici l'odore del "crétonne" polveroso. Era stanca.
Poca gente per strada, Passò l'inquilino della casa di fondo che rientrava. Sentì i passi risuonare sul marciapiede di cemento, poi lo scricchiolio della ghiaia sul sentiero dinnanzi alla fila di costruzioni nuove, color mattone.
Un tempo c'era un campo laggiù e loro solevano giocarci ogni sera, insieme agli altri ragazzi del quartiere. Poi l'aveva comprato un tale di Belfast e ci aveva costruito delle case; non misere casupole nere come le loro, ma case chiare in mattoni, dal tetto lucente. Tutti i ragazzi del viale avevano giocato in quel campo: i Devine, i Water, i Dunn, il piccolo Keogh lo zoppo e lei coi suoi fratelli e sorelle. Solo Ernest non ci giocava: era troppo grande.
Spesso veniva il padre a scacciarli di là col suo bastone di pruno, ma di solito il piccolo Keogh stava di guardia e chiamava non appena lo vedeva arrivare. Eppure parevan bei tempi quelli! Il padre non era ancora così cattivo e la mamma era ancora viva. Molti anni erano passati da allora: adesso lei e i suoi fratelli e sorelle s'erano fatti grandi e la mamma era morta. Anche Tizzie Dunn era morto e i Water erano tornati in Inghilterra. Come tutto cambia! Toccava a lei ora d'andarsene come gli altri, lasciare la casa."

James Joyce "Gente di Dublino" -"Eveline"-

MEZZETTI SILVIA
Jun 5, 2012

"Tree at My Window" di Robert Frost.

Tree at my window, window tree,
My sash is lowered when night comes on;
But let there never be curtain drawn
Between you and me.

Vague dream-head lifted out of the ground,
And thing next most diffuse to cloud,
Not all your light tongues talking aloud
Could be profound.

But tree, I have seen you taken and tossed,
And if you have seen me when I slept,
You have seen me when I was taken and swept
And all but lost.

That day she put our heads together,
Fate had her imagination about her,
Your head so much concerned with outer,
Mine with inner, weather.

MEZZETTI SILVIA
Jun 5, 2012

"Lois sits in the living room of her apartment, drinking a cup of tea. Through the knee-to-ceiling window she has a wide view of Lake Ontario, with its skin of wrinkled blue-grey light, and of the willows of Centre Island shaken by a wind, which is silent at this distance, and on this side of the glass. When there isn't too much pollution she can see the far shore, the foreign shore; though today it is obscured. Possibly she could go out, go downstairs, do some shopping; there isn't much in the refrigerator. The boys say she doesn't get out enough. But she isn't hungry, and moving, stirring from this space, is increasingly an effort.

Margaret Atwood, "Death by Landscape" in Wilderness Tips.

DALLE NOGARE DANIELE
Jun 6, 2012

But they had not gone twenty yards when they stopped short. An uproar of voices was coming from the farmhouse. They rushed back and looked through the window again. Yes, a violent quarrel was in progress. There were shoutings, bangings on the table, sharp suspicious glances, furious denials. The source of the trouble appeared to be that Napoleon and Mr. Pilkington had each played an ace of spades simultaneously.
Twelve voices were shouting in anger, and they were all alike. No question, now, what had happened to the faces of the pigs. The creatures outside looked from pig to man, and from man to pig, and from pig to man again; but already it was impossible to say which was which.

George Orwell, Animal Farm

DALLE NOGARE DANIELE
Jun 6, 2012

La camera si è riempita di buio, solo con grande fatica si può distinguere il biancore del letto, e tutto il resto è nero. Fra poco dovrebbe levarsi la luna.
Farà in tempo, Drogo, a vederla, o dovrà andarsene prima? La porta della camera palpita con uno scricchiolio leggero. Forse è un soffio di vento, un semplice risucchio d'aria di queste inquiete notti di primavera. Forse è invece lei che è entrata, con passo silenzioso, e adesso sta avvicinandosi alla poltrona di Drogo. Facendosi forza, Giovanni raddrizza un po' il busto, si assesta con una mano il colletto dell'uniforme, dà ancora uno sguardo fuori dalla finestra, una brevissima occhiata, per l'ultima sua porzione di stelle. Poi nel buio, benché nessuno lo veda, sorride.

Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari

MARCON LAURA
Jun 6, 2012

Holding baby Lena in her arms, Lucia Santa looked out the living room window into the blinding light of the late August morning. The streets were busy with traffic, and directly below her a peddler shouted his arrogant singsong. “Potatoes. Bananas. Spinach. Cheap. Cheap. Cheap” His wagon was filled with red, brown, green, and yellow square boxes of fruit and vegetables. Lucia Santa might have been staring down at a child’s vivid, blotchy painting on her linoleum floor.
Across the railroad yards she saw a crowd of people, men and young boys. Thank God Lorenzo was safe in his bed after the night shift, or she would have the terrible stabbing pain, the weakening fear in her legs and bowels. She watched the street intently.
She saw a small boy standing on top of a railroad car, staring down at the people below him. He was walking back and forth, a few steps at a time, quickly and frantically. The sun glinted on a blue rayon shirt laddered white across the chest. It could only be Gino. But what was he doing? What had happened? There were no engines near the car. He could not possibly be in danger.
Lucia Santa felt that power, that almost godlike sense of knowledge women feel looking down from a window at their children playing, observing and themselves unobserved. Like the legend of God peering out of a cloud at human children too engrossed of glance upward and catch him.
There was a glint of shiny black leather as the uniformed railroad policeman went up the ladder of the freight car, and the mother understood.

Mario Puzo's "The Fortunate Pilgrim" (chapter 5)

MARCON LAURA
Jun 6, 2012

Emily Dickinson, J797 (1863) / F849 (1864)

By my Window have I for Scenery
Just a Sea—with a Stem—
If the Bird and the Farmer—deem it a “Pine”—
The Opinion will serve—for them—

It has no Port, nor a “Line”—but the Jays—
That split their route to the Sky—
Or a Squirrel, whose giddy Peninsula
May be easier reached—this way—

For Inlands—the Earth is the under side—
And the upper side—is the Sun—
And its Commerce—if Commerce it have—
Of Spice—I infer from the Odors borne—

Of its Voice—to affirm—when the Wind is within—
Can the Dumb—define the Divine?
The Definition of Melody—is—
That Definition is none—

It—suggests to our Faith—
They—suggest to our Sight—
When the latter—is put away
I shall meet with Conviction I somewhere met
That Immortality—

Was the Pine at my Window a “Fellow
Of the Royal” Infinity?
Apprehensions—are God’s introductions—
To be hallowed—accordingly—

MARCON LAURA
Jun 11, 2012

Domenica, 13 dicembre 1942
Cara Kitty,
me ne sto piacevolmente seduta nell’ufficio verso strada a guardar fuori attraverso la fessura fra le tendine. È già sera, ma ci si vede ancora abbastanza per scrivere.
È molto strano vedere come la gente cammina; sembra che abbiano tutti una fretta tremenda e che quasi incespichino.
Alle biciclette invece non si può tener dietro; io non riesco nemmeno a vedere che razza di persona ci sia seduta sopra.
La gente del vicinato non ha un aspetto molto attraente; specialmente i bambini, sporchi da prendere con le molle. Veri bimbi di sobborgo col moccio al naso; faccio fatica a capire quello che dicono.
Ieri nel pomeriggio, mentre Margot e io stavamo prendendo il bagno, io dissi: - Se potessimo tirar su con un amo i bambini che passano qui sotto, ficcarli in bagno, lavarli bene, metterli in ordine e poi lasciarli andare, allora… - Margot mi interruppe: - Il giorno dopo sarebbero di nuovo sporchi e malandati come prima.
Ma che storie sono queste, qui ci sono anche altre cose da vedere, le automobili, le barche, la pioggia. Sento i tram e il loro stridore e mi diverto.
I nostri pensieri, come noi, non variano molto. Continuano ad andare, come in un carosello, dagli ebrei al mangiare e dal mangiare alla politica. Tra parentesi, poiché parliamo di ebrei, ieri ne ho visti due guardando fuori attraverso le cortine, e mi sembrava un miracolo; ebbi una sensazione strana, come se io avessi tradito quei poveretti e ora stessi spiando la loro disgrazia. Qui davanti è fermo un barcone adibito ad alloggio, in cui abitano un barcaiolo con la moglie e i figli e un cagnolino. Del cagnolino siamo a conoscenza solo perché lo udiamo abbaiare e vediamo la sua coda quando corre sul ponte del barcone.
Ora ha cominciato a piovere e quasi tutti si mettono al sicuro sotto i parapioggia. Non vedo che impermeabili e qualche nuca sotto i berretti. Non è neppure necessario vedere di più; adagio adagio riconosco le donne anche così, gonfie di patate, con un mantello rosso o verde, tacchi sdruciti e una borsa al braccio. Hanno la faccia rabbiosa o bonaria, secondo l’umore del marito.
La tua Anna

Anna Frank, “Diario”

MANTOVAN MARTINA
Jun 11, 2012

La moglie del medico si alzò e andò alla finestra. Guardò giù, guardò la strada coperta di spazzatura, guardò le persone che gridavano e cantavano. Poi alzò il capo verso il cielo e vide tutto bianco, E' arrivato il mio turno, pensò. La paura le fece abbassare immediatamente gli occhi. La città era ancora lì.

José Saramago, Cecità

MANTOVAN MARTINA
Jun 11, 2012

L'uomo con la cravatta blu a pallini bianchi sceglie il posto da cui sparerà e si mette ad aspettare. E' una persona paziente, c'è dentro da tanti anni e fa sempre bene il suo lavoro. Presto o tardi la moglie del medico dovrà uscire sul balcone. Comunque, casomai l'attesa si prolungasse troppo, l'uomo con la cravatta blu a pallini bianchi ha portato con sé un'altra arma, una comune fionda, di quelle che lanciano sassi e sono specializzate nel mandare in frantumi i vetri. Non c'è nessuno che senta un vetro rompersi e non accorra a vedere chi è stato il piccolo vandalo. E' passata un'ora e la moglie del medico non è ancora comparsa, è stata lì a piangere, poverina, ma ora verrà a prendere una boccata d'aria, non apre una delle finestre che danno sulla strada perché c'è sempre gente che guarda, preferisce quelle sul retro, molto più tranquille da quando esiste la televisione. La donna si avvicina alla ringhiera di ferro, ci posa sopra le mani e sente il fresco del metallo. Non possiamo domandarle se ha sentito i due spari uno dopo l'altro, giace a terra morta e il sangue scivola e gocciola giù dal balcone. Il cane è arrivato di corsa da dentro, fiuta e lambisce il viso della padrona, poi allunga il collo verso l'alto ed emette un ululato da rabbrividire che un altro sparo tronca immediatamente. Allora un cieco domandò, Hai sentito qualche cosa, Tre spari, rispose l'altro, Ma c'era anche un cane che ululava, Ora ha smesso, dev'essere stato il terzo sparo, Meno male, detesto sentire i cani che ululano.

José Saramago, Saggio sulla lucidità

MANTOVAN MARTINA
Jun 11, 2012

Cosa feci allora? Quello che avrebbe fatto chiunque, mi affacciai a una finestra e guardai giù e vidi i soldati, e poi mi affacciai a un'altra finestra e vidi le autoblindo e poi a un'altra, quella che è in fondo al corridoio (attraversai il corridoio con salti da oltretomba), e vidi i cellulari su cui i reparti antisommossa e qualche poliziotto in borghese stavano caricando gli studenti e i professori arrestati, come nella scena di un film sulla seconda guerra mondiale mischiato con uno di Maria Félix e Pedro Armendariz sulla rivoluzione messicana, un film che si riduceva a uno sfondo scuro con degli omini fosforescenti, come pare che vedano certi pazzi o le persone che hanno improvvisamente un attacco di panico. E poi vidi un gruppo di segretarie, fra le quali mi sembrò di riconoscere qualche amica (in realtà mi sembrò di riconoscerle tutte!), che uscivano in fila indiana, sistemandosi i vestiti, con le borsette in mano o alla spalla, e poi vidi un gruppo di professori che usciva anche quello ordinatamente, o almeno quanto lo consentivano le circostanze, vidi gente con dei libri in mano, vidi gente con delle cartelline e pagine battute a macchina che volavano per terra e loro si chinavano a raccoglierle, e vidi gente che veniva trascinata fuori e gente che usciva dalla facoltà coprendosi il naso con un fazzoletto bianco annerito in fretta dal sangue. E allora mi dissi: rimani qui, Auxilio. Non lasciare che ti arrestino, bambina mia. Rimani qui, Auxilio, non entrare volontariamente in quel film, se ti vogliono sbattere dentro, bambina mia, che si diano la pena di trovarti.

Roberto Bolaño, Amuleto

NASI IRENE
Jun 15, 2012

By this time she had found her way into a tidy little room with a table in the window, and on it (as she had hoped) a fan and two or three pairs of tiny white kid gloves: she took up the fan and a pair of the gloves, and was just going to leave the room, when her eye fell upon a little bottle that stood near the looking-glass. There was no label this time with the words "DRINK ME", but nevertheless she uncorked it and put it to her lips. " I know SOMETHING interesting is sure to happen", she said to herself, "whenever I eat or drink anything; so I'll just see what this bottle does. I do hope it'll make me large again, for really I'm quite tired of being such a tiny little thing!"

Lewis Carroll, Alice's Adventures in Wonderland

PROSPERI MARTINA RENATA
Jun 16, 2012

«Lei s’affaccia a una finestra, guarda il mondo, crede che sia come le sembra. Vede giú per via passare la gente, piccola nella sua visione ch’è grande, cosí dall'alto della finestra a cui è affacciata. Non può non sentirla in sé questa grandezza, perché se un amico ora passa giú per la via e lei lo riconosce, guardato cosí dall'alto, non le sembra piú grande d'un suo dito. Ah, se le venisse in mente di chiamarlo e di domandargli: "Mi dica un pò, come le sembro io, affacciata qua a questa finestra?" Non le viene in mente, perché non pensa all'immagine che quelli che passano per via hanno intanto della finestra e di lei che vi sta affacciata a guardare.

Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila

--------------------------------------------------------

«Mi chiamava tutti i giorni, a tutte le ore, ricorda Casiraghy. Erano telefonate di ore in cui, spesso, mi dettava poesie, aforismi e pensieri.» Ma non solo poesie: «Un giorno mi telefona e mi dice: “Alberto ho scoperto che di notte mi violentano.” E io: “Ma cosa dici?”. Di fronte alla sua insistenza gli dissi: “Prendi la farina bianca e con il settaccio spargila sul pavimento, dalla porta al letto, così vedi se passa qualcuno”. Il mattino dopo mi chiama e mi dice: “Neppure un’impronta. Sono entrati dalla finestra.”»

Alberto Casiraghy e Alda Merini, da un articolo di Walter Todaro

DALLE NOGARE DANIELE
Jun 19, 2012

Finestra

Il vuoto
Del cielo sul color di purgatorio
Delle tegole. Dietro, la materna
Linea dei colli; in basso l'erta dove
Dai cornicioni del teatro calano
I colombi; verdeggia
Un albero che poca terra nutre;
Statue portano alati sulla lira;
Fanciulli con estrose grida vagano
In corsa.

U. Saba, Il canzoniere

DALLE NOGARE DANIELE
Jun 19, 2012

William H. Herndon

There by the window in the old house
Perched on the bluff, overlooking miles of valley,
My days of labor closed, sitting out life’s decline,
Day by day did I look in my memory,
As one who gazes in an enchantress’ crystal globe,
And I saw the figures of the past,
As if in a pageant glassed by a shining dream,
Move through the incredible sphere of time.
And I saw a man arise from the soil like a fabled giant
And throw himself over a deathless destiny,
Master of great armies, head of the republic,
Bringing together into a dithyramb of recreative song
The epic hopes of a people;
At the same time Vulcan of sovereign fires,
Where imperishable shields and swords were beaten out
From spirits tempered in heaven.
Look in the crystal! See how he hastens on
To the place where his path comes up to the path
Of a child of Plutarch and Shakespeare.
O Lincoln, actor indeed, playing well your part,
And Booth, who strode in a mimic play within the play,
Often and often I saw you,
As the cawing crows winged their way to the wood
Over my house-top at solemn sunsets,
There by my window,
Alone.

E. L. Master, Spoon River Anthology

MARCON LAURA
Jun 20, 2012

Fuori si erano avvicendate fredde giornate invernali sin dall’inizio di dicembre. Era accaduto che Cecilie fosse sgattaiolata fuori dal letto, barcollando sino alla finestra. La neve si era posata come un soffice manto sul paesaggio di ghiaccio. In cortile papà aveva acceso le luminarie natalizie sul grande pino. In suo onore. Prima di allora avevano sempre sistemato le luci sul minuscolo abete davanti all’entrata. Tra i rami del pino, lei poteva scorgere in lontananza colle Corvo.
Fuori la natura non aveva mai avuto contorni tanto nitidi come in quegli ultimi giorni prima di Natale. Una volta Cecilie aveva scorto il portalettere avvicinarsi in bicicletta, benché ci fossero quasi dieci gradi sotto zero e un pantano di neve sciolta sulla strada. Lei aveva subito abbozzato un sorriso e bussato al vetro della finestra facendogli cenni con la mano. Lui aveva alzato lo sguardo e risposto al saluto con entrambe le braccia, così la bicicletta si era ribaltata sulla neve sciolta. Non appena il portalettere era scomparso dietro il fienile, Cecilie si era trascinata di nuovo a letto ed aveva pianto. Era come se le fosse apparso il senso steso della vita: un postino in bicicletta su malandate strade invernali.
Anche un’altra volta, guardando dalla finestra, le erano venute le lacrime agli occhi: era stata colta da una travolgente smania di correre fuori sull’incanto invernale. Dinanzi al portone del fienile, due ciuffolotti avevano zampettato avanti e indietro con elaborato diletto. Cecilie aveva cominciato a ridere. Avrebbe tanto voluto essere pure lei un ciuffolotto. Poi aveva sentito gli angoli degli occhi inumidirsi. Alla fine aveva raccolto una lacrima con un dito e disegnato un angelo sul vetro della finestra.

Jostein Gaarder, “In uno Specchio, in un Enigma”