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    Dottorati: un balzo in avanti

    Buone notizie sui dottorati di ricerca. Il nuovo calendario dei bandi (che sono stati anticipati per allinearli ai principali dottorati e PhD europei); la valutazione interna che ha consentito di individuare i dottorati migliori e di premiarli con l'assegnazione di maggiori risorse; la semplificazione burocratica introdotta nelle procedure di presentazione delle domande: insomma, tutte le novità introdotte quest'anno hanno dato sùbito risultati tangibili.

    In primo luogo, è notevolmente aumentato il numero delle domande complessive, passate dalle 368 dell'anno scorso alle 456 di quest'anno. A balzare in avanti sono state soprattutto le domande provenienti da studenti stranieri, che sono addirittura raddoppiate (da 57 a 130). Il gruppo più consistente dei nostri aspiranti dottorandi è ora costituito da laureati presso altre università italiane (199), ma è significativo che questo dato sia ben superiore a quello dei laureati cafoscarini (135), che a sua volta supera di pochissimo quello degli stranieri. Insomma, l'internazionalizzazione dell'ateneo e l'apertura verso una competitività non solo locale sono ormai fatti concreti.

    Avere più domande significa, evidentemente, poter operare una maggiore selezione, e inoltre dare avvio a una maggiore notorietà nazionale e internazionale dei nostri dottorati, cioè di un segmento fondamentale del nostro lavoro, in cui didattica e ricerca si fondono e si integrano più che in qualsiasi altro corso.

    La qualità sembra essere il criterio guida nella scelta degli studenti che scelgono di intraprendere un percorso di formazione avanzata come il dottorato di ricerca: è significativo, ad esempio, che a Lingue due dottorati senza indirizzi e con quattro borse ciascuno si siano dimostrati più attrattivi di un dottorato unico diviso in cinque indirizzi con due borse ciascuno. Più che la varietà dell'offerta, insomma, sembrano pesare la sua solidità, la sua riconoscibilità e la sua autorevolezza. Occorrerà tenerne conto anche per il futuro.

    A contribuire a questi risultati è certo anche la semplificazione delle procedure burocratiche, per cui quest'anno per la prima volta è stato possibile presentare la domanda solo on-line: si tratta di una pratica utile anche sotto il profilo della sostenibilità, visto che l'abolizione della domanda cartacea e della relativa documentazione (che certo ha incentivato in particolare gli studenti stranieri, abituati a questa modalità) ha fatto sì che la mole di carta prodotta per le procedure d'ammissione sia drasticamente diminuita (circa il 90% in meno, secondo una stima degli uffici).

    Il merito di questi risultati? In primo luogo, è dei molti docenti cafoscarini impegnati nella direzione e nella gestione delle nostre scuole di dottorato, e di quelli che ai dottorati prestano la loro opera didattica. Un ringraziamento particolare, però, va al delegato per i dottorati di ricerca, prof. Stefano Campostrini, che alla promozione della qualità e dell'efficienza dei nostri corsi avanzati dedica energie preziose.

    Comments

    BUGIN ELISA
    Mar 30, 2011

    Un solo brevissimo commento per esprimere la mia gratitudine al prof. Pontani. Grazie delle Sue osservazioni, che giudico essere sempre le migliori di tutte, le più intelligenti e grammaticalmente corrette, spesso anche le più documentate, ma soprattutto sempre le più umane. Se voglio bene a Ca' Foscari, tanto da accettare un dottorato senza borsa (e alternative internazionali ne avrei avute), è perché ci sono docenti come Lei, che sono ancora convinti che gli studenti siano 'persone', non solo 'investimenti'. Quanto a me, io forse non sono nulla, non certo un gigante come Inter, Milan, Juve da considerarsi invincibile, solo un 'Davide' qualunque, su cui nessuno qui, pare, avrebbe scommesso. Nessuno, tranne Lei. Elisa Bugin

    Stefano CAMPOSTRINI
    Mar 30, 2011

    Caro Pontani,
    dipende dal campionato nel quale si vuole gareggiare... io sceglierei la Champion e i numeri ci danno ragione.
    I nostri bravi (incidentalmente sono nello stesso numero - anche per le materie umanistiche - nelle tre sessioni estiva, autunnale e straordinaria) che si laureeranno a luglio effettivamente aspetteranno 14 mesi prima di iniziare i corsi (se li vogliono fare da noi o negli stati uniti o in altre blasonate università europee) cioè 9 mesi in più che in altre università italiane (che tipicamente iniziano i corsi a gennaio).
    Chi si laurea però nella sessione autunnale (spesso perdendo la possibilità di iscriversi a dottorati per i quali le selezioni si sono già concluse) aspetterà da noi 10 mesi (noi iniziamo i corsi a settembre), ovvero 4 mesi in meno rispetto ad altre università. Chi si laureerà poi a marzo dovrà attendere solo 6 mesi contro i 10 di altre università, ovvero sempre 4 mesi in meno.
    Insomma “mediamente” chi si laurea in corso non aumenta l'attesa, anzi.
    Se i bravi e veloci cafoscarini vorranno confrontarsi con i bravi di altri atenei nazionali e internazionali per fare un dottorato da noi, aspetteranno qualche mese (e sono sicuro senza girarsi i pollici), ma con questo diamo a loro il vantaggio di potersi confrontare con una realtà un po’ più ampia e avere compagni di corso potenzialmente più qualificati perché selezionati in un bacino più ampio e al nostro Ateneo la possibilità (i numeri sono chiari) di attrarre i migliori dovunque siano.
    Chi ci guadagna con l’anticipo? Mi sembra tutti.
    Scusate se per tenere leggero il tono del nostro pur serio confronto, vado avanti con la metafora calcistica: il Cesena mi è molto, molto simpatico, ma se voglio investire su chi vince punto sull’Inter(nazionale)!
    … vabbè anche Milan e Juve, e per totale apertura anche Roma e Lazio, ma non sull’Albinoleffe.

    Filippomaria PONTANI
    Mar 29, 2011

    Gentile Rettore,
    nel rallegrarmi per l'aumento delle iscrizioni ai concorsi di dottorato, mi preme soltanto ricordare a chi ci legge, e anzitutto agli studenti, che l'anticipazione dei bandi alla primavera avrà forse allineato le scadenze a quelle europee (anche se come Lei ben sa in Europa il meccanismo è assai diverso, anzitutto per quanto riguarda il finanziamento delle borse dottorali), ma di certo ha avuto come effetto collaterale l'allungamento di un anno del corso di studi di chi aspira a un dottorato.
    Se infatti la scadenza della domanda è a marzo, chiunque si laurei nelle sessioni "ordinarie" del suo quinto anno (estiva o autunnale) non avrà altra scelta che aspettare diversi mesi per il bando, e altri mesi (fino cioè all'autunno successivo) per l'inizio dei corsi: de facto, un 3+2+1 (dove nell'ultimo anno, beninteso, non si pagano tasse).
    In alternativa, avrà la scelta di candidarsi ai dottorati della gran parte delle altre università italiane (Padova, Bologna, Firenze, Pisa, Roma, Catania, Milano Statale, Milano Politecnico, Torino e molte altre; mi pare faccia eccezione Napoli, dove però per ritardi vari sono ancora a bandire il XXVI ciclo), i cui bandi scadono come tradizione in autunno, o (quando anche abbiano scadenza a maggio) consentono l'iscrizione con riserva per chi si laurei entro settembre.
    Lei mi dirà che molti studenti (e non dei peggiori) si laureano comunque nella sessione straordinaria; non so tuttavia se questo sia un buon motivo per penalizzare gli altri. Le altre università di questo Paese, per lo più, non la pensano così.
    Cordialmente

    Filippomaria Pontani

    Stefano CAMPOSTRINI
    Mar 29, 2011

    Onorato del ringraziamento, ma i miei meriti sono davvero limitati. Se sì è portato a casa qualche risultato il merito è di un gioco di squadra. Innanzitutto della parte tecnico amministrativa che si è sobbarcata (senza fiatare) gli oneri maggiori delle accelerazioni e dei diversi cambiamenti con gran professionalità. Poi il lavoro fatto nella Commissione dei Direttori delle Scuole, sempre fattivo e propositivo. Infine la volontà politica di tutti nello spingere il sistema verso la qualità, condividendo scelte valutative con implicazioni sull’assegnazione di risorse, accettandone vantaggi e... limiti.
    Un’ultima nota. Dai conti qui presentati mancano i dottorati di area economica e storica. Su questi stiamo lavorando per l’avvio di una Scuola regionale che (pur con qualche ritardo nelle selezioni) speriamo di far partire a settembre in concomitanza con gli altri dottorati cafoscarini.
    Stefano Campostrini