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    Nuovi ricercatori: più trasparenza, più apertura


    Il Senato accademico e il Consiglio d'Amministrazione hanno approvato il nuovo regolamento sui nostri concorsi per ricercatori. Le novità introdotte tendono soprattutto a rendere più autenticamente meritocratica la selezione dei nostri futuri docenti e a superare qualsiasi residuo di un localismo che tanto ha nuociuto, in passato, all'università italiana.
    Tre le misure su cui credo sia importante porre l'accento:

    1. Quella che "sprovincializza" il reclutamento: i nostri nuovi ricercatori "di tipo B" (cioè quelli che, in base alla legge 240/10, entrano nella "tenure track" che li condurrà a diventare professori associati) dovranno aver conseguito i titoli di laurea, laurea magistrale e dottorato in almeno due università diverse, o aver svolto almeno un anno di ricerca all'estero dopo la fine del dottorato. Si eviterà così il fenomeno per cui spesso le carriere universitarie si costruiscono, dalla laurea all'assunzione, tutte all'interno dello stesso ateneo.
    2. Quella che include tra le ragioni di incompatibilità per i membri della commissione giudicatrice l'essere stato relatore di tesi (di laurea o di dottorato) di uno dei candidati. Si eviterà così che a scegliere i migliori tra i partecipanti alle selezioni siano gli stessi professori che hanno formato i candidati, e perciò non possono sempre garantire il più assoluto distacco nel giudizio.
    3. Quella che rende più trasparenti le procedure valutative, introducendo un format rigoroso di giudizio dei titoli e delle pubblicazioni. L'obiettivo è evitare le formulazioni vaghe ed elusive che talvolta si leggono in certi verbali di concorso, e che non sono consone all'assoluto rigore cui deve improntarsi un processo così delicato come il reclutamento delle nuove leve universitarie.

    Alcune di queste regole sono già state adottate in altri - sfortunatamente troppo pochi! - atenei italiani, mentre altre, come la (2), rappresentano forse una novità a livello nazionale: quel che è certo, è che col nuovo regolamento Ca' Foscari intende porre il reclutamento di ricercatori al centro della propria politica accademica, interpretandolo nel modo più serio. Una selezione attenta dei giovani studiosi è il migliore investimento che il nostro ateneo può fare per il proprio futuro e per quello della ricerca.

    Comments

    MAGGIORE Giuseppe
    May 8, 2012

    Caro rettore, cari colleghi. Sto per iniziare il mio postdoc in Olanda, in un politecnico vivace, giovane, e in cui potrò seguire il mio sogno di completare la mia ricerca. Per fare questo dovrò spostare una moglie, una figlia piccola, abbandonare una casa di proprietà, e in generale affontare una serie di “discomforts” decisamente notevole. Starei in Italia con grandissimo piacere: vicino alla famiglia, bel tempo, i luoghi della mia storia personale, e molto altro. Perché però la decisione di spostarmi?
    Beh, la risposta è semplice: perché sono un Ricercatore. Un Ricercatore è curioso, aperto mentalmente, desideroso di fare nuove esperienze e di conoscere altri colleghi e altre culture con cui confrontarsi. Voglio che il mio percorso di scoperta ed esplorazione scientifica sia costellato di idee nuove e di sorprese.
    Niente di tutto questo sarebbe realizzabile senza un po’ di spirito di avventura e con un atteggiamento campanilista e “mammone”, di chi è terrorizzato dalle sorprese e dagli imprevisti.
    Insomma, ben venga questa bella costrizione, di stampo moderno e coraggioso. Ca’ Foscari, da buona istituzione educatrice, spinge i suoi giovani all’apertura e alle nuove esperienze, quasi come una buona “mamma lupo” che scaccia i suoi cuccioli fuori dalla tana quando troppo cresciuti, che scoprano ciascuno la propria riserva di caccia.

    Carlo CARRARO
    May 6, 2012

    Ringrazio tutti per gli utili interventi. Credo sia una discussione utile. Mi permetto solo di aggiungere qualche informazione:
    - tutte le osservazioni fatte sono state considerate dal Senato che le ha a lungo discusse. Sia il tema del vincolo vs criterio di preferenzialita', sia quello dell'agire noi senza altri penalizzando i nostri, e cosi' via. Alla fine il Senato ha deciso per una soluzione intermedia, che non introduce vincoli per i ricercatori di tipo A (quelli fino ad ora banditi) ma solo per quelli di tipo B (con tenure track). Ma posso assicurando ponderando bene tutti i pro e contro. Non e' detto che quella prescelta si rivelerà la soluzione migliore, ma e' stata ben valutata;
    - la selezione sulla base dei progetti viene utilizzata solo per i ricercatori di tipo A e non per gli altri. E anche per i ricercatori di tipo A incide solo per il 25% della valutazione. I progetti, valutati da referee esterni in gran parte internazionali, servono a far capire la direzione di sviluppo della ricerca di chi ha proposto il ricercatore e il rilievo internazionale di tale ricerca. Ma pesano anche di piu' la sofferenza didattica, il valore del Dipartimento proponente e la valutazione del Senato. Per i ricercatori di tipo B saranno invece fondamentali i piani triennali che i Dipartimenti stanno preparando e che definiranno le priorita' nel reclutamento
    - le Commissioni saranno formate da almeno due esterni, il che mi sembra gia' un passo avanti
    - infine, sono molti gli atenei internazionali, sicuramente i piu' prestigiosi, che hanno scelto di non reclutare subito alla fine del percorso di studi i propri dottorandi. Proprio perche' una valutazione esterna e' sempre salutare. Era una prassi in vigore anche in Italia, anche a Ca' Foscari, fino a qualche anno fa. Ed anche per i professori associati e ordinari.
    Un saluto a tutti
    Carlo Carraro

    Giorgio BRIANESE
    Apr 27, 2012

    Gentile Rettore,
    anch'io, in un primo tempo ho creduto di essere stato tratto in inganno dalle semplificazioni giornalistiche. Evidentemente (e pur troppo) non era così.
    Condivido gran parte delle preoccupazioni espresse nei giorni scorsi dai colleghi. In particolare, trovo che impedire per regolamento l'accesso al concorso a chi abbia conseguito laurea e dottorato a Ca' Foscari sia davvero un brutto segnale: per i nostri studenti, anzitutto - ai quali, soprattutto ai migliori, dovremo dunque, se abbiamo a cuore il loro futuro, consigliare di migrare altrove -, ma forse anche per gli altri, i quali potrebbero non senza ragione chiedersi perché iniziare o proseguire gli studi in una università che penalizza i propri laureati e dottori di ricerca.
    Se poi, come mi pare di capire, il “divieto” riguarda tutti coloro che, ovunque nel mondo, abbiano conseguito i loro titoli accademici in un'unica sede, questo non risolve ma in certo senso aggrava la situazione, dato che la strada, a Ca' Foscari, sarà sbarrata per tutti coloro che, a prescindere dal loro effettivo valore di studiosi, abbiano avuto la “sventura” di studiare in una sola università, magari di grande prestigio internazionale.
    Quanto al carattere retroattivo della norma, io andrei anche oltre la giusta preoccupazione di Carlo Natali: che cosa raccontiamo, oltre a chi sta già svolgendo attività di ricerca nel nostro Ateneo, a quanti hanno già concluso o stanno per concludere i propri studi a Ca' Foscari? Tutti costoro, evidentemente, non potevano immaginare che si sarebbero trovati di fronte a uno sbarramento come quello appena introdotto. Altro sarebbe, come osserva Filippomaria Pontani, se quello introdotto fosse un criterio preferenziale; ma impedire l'accesso al concorso sulla base di criteri che, quando quelle persone hanno conseguito i loro titoli di studio o hanno iniziato il loro lavoro di ricerca, non erano nemmeno all'orizzonte, mi pare davvero inaccettabile (anche se, aggiungo non senza amarezza, in linea con i tempi discutibili che stiamo vivendo). Le preoccupazioni espresse dal “Coordinamento precari della ricerca di Ca' Foscari” mi sembrano anche in questo senso ampiamente condivisibili.
    L'idea poi di escludere dalle commissioni i relatori dei candidati mi lascia non poco perplesso. Prescindendo dall'intento, in astratto giusto, della norma (la quale, però, presume la malafede o almeno la scarsa obiettività del commissario-relatore) e dalle difficoltà operative (bene messe in evidenza da Lucio Cortella e da Francesco Gonella), c'è il rischio concreto che un numero anche non elevato di candidati escluda, volutamente o meno, dalle commissioni un numero notevole di docenti, i quali potrebbero magari essere proprio quelli più qualificati ad esprimere un giudizio di merito.
    Davvero si vuole andare in questa direzione?
    Un saluto cordiale.
    Giorgio Brianese

    Paolo BALBONI
    Apr 27, 2012

    Caro Rettore,
    ma, dovrei dire, cari Senatori, perchè questa decisione è rpesa dal Senato e non da Carlo.
    Come tutti i "tagli lineari" anche questa decisione draconiana rischia di far sia male sia bene, o rischia di raggiungere fini opposti a quello che si prefigge: la qualità dovuta alla diversificazione.
    In alcune aree può andar bene, in altre no - ma essendo un taglio lineare alla Tremonti, colpisce indiscrimatamente.
    Laddove ci sono scuole scientifiche centrate su Ca' Foscari, la decisione del Senato ha come risultato:

    a. tagliare fuori chi è cresciuto a Ca' Foscari dalla possibilità di carriera altrove, perchè "marchiato" - e più il giovane è bravo più è facile che sia marchiato "Ca' Foscari", quindi inappetibile per molte altre università; quindi si fa il danno dello studioso giovane;

    b. costringere Ca' Foscari a prendere da fuori persone che poi deve formare: tanto per chiarezza faccio un esempio: non c'è nessuna scuola glottodidattica italiana che abbia spinto come Ca' Foscari sulle neuroscienze, le dimensioni psicolinguistiche e psicodidattiche: quindi se prendo un ricercatore esterno, mi servono due-tre anni (la lunghezza di un dottorato, almeno) per sintonizzarlo sulla scuola veneziana. Con uno spreco di tempo nostro e suo, e incertezza sul risultato.

    Gradirei una risposta non generica ("la diversificazione è un bene in sè", et similia) ma specifica sui punti a e b.
    Ciao
    Paolo B

    Carlo NATALI
    Apr 25, 2012

    Caro Rettore,
    le nuove misure sui ricercatori a t.d., molto restrittive, dovrebbero essere applicate con equità e misura. In particolare, non dovrebbero essere obbligatorie per i ricercatori già assunti – e forse nemmeno per i bandi già emessi, ma solo per i nuovi bandi.
    Prima di tutto per ragioni di forma, dato che una restrizione non può applicarsi al passato, ma anche per una questione di sostanza. Quando i dipartimenti hanno bandito questi posti di ricercatore, valeva il regolamento del 2011, che permetteva, a coloro che avessero dato buona prove di sé, di passare dal tipo a al tipo b, ed ottenere ragionevoli prospettive di carriera. Se le prospettive fossero state diverse probabilmente avremmo programmato le nostre scelte in modo differente, ma ormai i bandi sono stati fatti e il personale è stato assunto. Deploro, tra l'altro, l'ostilità con cui questa figura di ricercatore a t.d. è stata considerata da parte del personale dell'ateneo.
    In secondo luogo è importante certamente che i nostri ricercatori abbiano esperienze anche fuori delle nostre mura, se vogliamo che Ca' Foscari abbia sempre più visibilità internazionale. Ma questo si può fare in molti modi, oltre ai periodi di studio all'estero vi è la possibilità di partecipare a convegni internazionali, organizzarli, pubblicare in riviste e volumi collettivi di alto livello e non solo locali, curare questi volumi o i numeri monografici di quelle riviste. In una parola, si deve valutare il curriculum dello studioso, prima di decidere del suo destino.
    Io non credo che un buon ricercatore non possa essere formato principalmente a Ca' Foscari. Un mio amico di Christ College un giorno mi disse: i nostri migliori giovani li formiamo qui da noi, dove meglio che a Cambridge potrebbero studiare? Questo orgoglio della propria sede mi ha colpito, e l'ho sempre tenuto presente come linea di condotta.
    Cordiali saluti

    Filippomaria PONTANI
    Apr 24, 2012

    Gentile Rettore,
    apprendo con una certa preoccupazione le novità sulle procedure di reclutamento dei ricercatori a tempo determinato. Più volte, su questo blog e altrove, mi sono espresso contro la situazione attuale, in cui l'arbitrio regna sovrano: apprezzo dunque sinceramente il tentativo di cambiare qualcosa in questa delicata materia, e trovo molto opportuno il punto 3 del Suo intervento. Meno apprezzo, tuttavia, il modo draconiano con cui si procede, e trovo anzi condivisibili gli allarmi lanciati dal collega Cortella, che la Sua cortese replica lascia sostanzialmente inevasi, o confina al rango di trascurabili danni collaterali.
    Stiamo infatti parlando non di "criteri preferenziali" (pienamente legittimi, anzi benvenuti, e se si vuole perfino quantificabili), ma tout court di "esclusione" di candidati o commissari dalle valutazioni comparative. Nel pensare con una certa inquietudine che, nonostante le mie esperienze all'estero, sulla base della nuova disciplina io non avrei mai potuto presentare domanda per un posto di ricercatore di tipo b, Le faccio presente una certa dissonanza rispetto a un principio fondante della Carta europea dei ricercatori, richiamata anche dalla legge 240/2010 (art. 24 comma 2, proprio là dove si parla dei bandi per posti di ricercatore a t. d.): "Il riconoscimento e la valutazione delle qualifiche dovrebbero incentrarsi sull'esame dei risultati della persona, più che della sua situazione personale o della reputazione dell'istituto in cui ha acquisito tali qualifiche".
    Lei dirà che la Carta europea esorta altresì a una maggiore mobilità dei ricercatori: benissimo, dichiariamo apertamente nei bandi che questo requisito è considerato preferenziale, quantifichiamolo, palesiamo che noi vogliamo attrarre ricercatori da fuori; ma come Lei sa, da grande esperto del diritto, altra cosa è premiare e incentivare, altra cosa (posto che sia legittima sul piano giuridico) è escludere meccanicamente a priori. E soprattutto escludere soltanto noi (fuori cioè da una norma di carattere nazionale, come quella in vigore in un sistema pur diverso come quello tedesco), ed escludere sulla base di quello che - almeno per certe discipline - appare un discutibile senso di inferiorità rispetto all'estero (qualunque estero). In ogni caso, se proprio si vuole insistere su questo principio, almeno se ne posponga l'avvio di qualche anno, affinché almeno i futuri dottorandi possano programmare la propria carriera in modo più consapevole.
    Circa poi l'esclusione dei commissari relatori di tesi, condivido l'entusiasmo per il principio, ma credo che un'attuazione come quella prospettata sia foriera delle difficoltà che Gonella e Cortella hanno giustamente messe in luce, e che potrebbero sicuramente viziare le procedure, in termini di qualità della commissione e di possibili maneggi: a questi interrogativi va data, a mio parere, una risposta di merito. Se si vuole ripulire il meccanismo, si cominci anzitutto a togliere il pasticcio dei "progetti di ricerca", che sono calibrati sui profili dei vincitori (che miracolosamente poi la commissione trova "congruenti" con i progetti stessi), e si ammetta una libera concorrenza fra i ricercatori, sulla base dei curricula e di criteri anche severi. E si componga - se si vuole - la commissione di membri tutti esterni, magari tutti stranieri, oppure magari sorteggiati, e non "nominati" da chi bandisce il posto.
    Infine, spero davvero che la programmazione cui Lei accenna possa iniziare a far comprendere il destino dei mille ricercatori assunti da Ca' Foscari negli ultimi anni: il problema è ovviamente nazionale, non riguarda solo il nostro Ateneo; ma sono convinto che quando una parte non irrilevante dei ricercatori a t.d. si troveranno senza sbocchi, tutta la retorica sulle meraviglie di questa forma d'impiego nella ricerca (così favorita dal ministro Gelmini) comincerà a mostrare il suo lato tristemente reale - e che nelle altre università d'Italia si sia per allora sviluppata un'apertura paragonabile a quella che Lei lodevolissimamente auspica per la nostra, stento onestamente a immaginarlo.
    Cordialmente

    FP

    Gilda ZAZZARA
    Apr 24, 2012

    Egregio Rettore,
    con la presente siamo ad esprimerle il nostro disaccordo sulla norma “antilocalismo” introdotta dal Senato Accademico nel “Regolamento per la disciplina di selezioni pubbliche per l’assunzione di ricercatori a tempo determinato” reso pubblico sul sito di Ateneo il 17 aprile.
    Pur condividendo gli intenti di valorizzazione del merito (che spesso passano in secondo piano di fronte alla logica sovrana dello ius loci e degli “allievi”), la clausola che ammette al reclutamento solo coloro che abbiano conseguito il titolo di laurea o dottorato in due sedi distinte, ovvero abbiano trascorso un anno di ricerca all’estero, ci sembra infatti gravemente discriminatoria. Tale norma, soprattutto se applicata retroattivamente, penalizza a priori – escludendoli dalla possibilità di partecipare ai concorsi – ricercatori formatisi a Ca’ Foscari, selezionati dai suoi docenti e che in questo Ateneo hanno svolto attività di ricerca e di didattica per molti anni consecutivi. Riteniamo che tale condizione non possa essere considerata pregiudizialmente svalutativa del lavoro svolto, né possa automaticamente degradare la qualità della ricerca dei cafoscarini a un carattere “provinciale” o “localistico”. Ci sembra, inoltre, che il provvedimento rischi di prestare il fianco a qualche obiezione in termini di legittimità costituzionale.
    Allo stesso modo siamo del parere che la permanenza di “almeno 12 mesi” presso istituzioni di ricerca estere dopo il dottorato non sia un criterio equo per valutare la qualità del ricercatore e, considerato di per sé, non sia neppure un criterio automaticamente utile a misurarne il tasso di internazionalità, piuttosto valutabile in base alle pubblicazioni, alle conoscenze linguistiche, alla padronanza del dibattito internazionale (e comunque diversamente declinabile nei vari settori disciplinari). Un simile provvedimento, inoltre, non essendo esteso a tutti gli Atenei italiani, genera inevitabilmente una marginalizzazione dei candidati formatisi a Ca’ Foscari che, qualora si presentassero ad altri concorsi, non vedrebbero riconosciuta la loro provenienza esogena come criterio preferenziale.
    Teniamo a sottolineare che l’assoluta maggioranza dei ricercatori precari che lavorano a Ca’ Foscari possiede i requisiti richiesti dal nuovo regolamento, ma riterremmo inaccettabile che anche uno solo dei colleghi con cui condividiamo spazi e responsabilità di lavoro fosse escluso dalla possibilità di partecipare alla selezione.
    Come nella vicenda degli irrisori compensi dei docenti a contratto, che avrebbero dovuto essere integrati da una forma di incentivo legato al numero degli esami, anche in questa clausola scorgiamo una medesima sottovalutazione del lavoro svolto con serietà e continuità da molti giovani ricercatori costretti agli interstizi del mercato del lavoro universitario.

    Per il Coordinamento precari della ricerca di Ca’ Foscari,

    Damiana Baldassarra, Alessandro Bellan, Valentina Bonifacio, Federica Broilo, Edoardo Cavalli, Federica Cavallo, Alessandra Cianciosi, Dino Costantini, Eleonora Cussini, Barbara De Poli, Matteo Favaretti, Simone Francescato, Veronica Lombardi, Paolo Magagnin, Massimo Maiocchi, Francesca Masi, Lara Meneghini, Ilaria Micheli, Cristina Minelle, Sara Mondini, Cristina Munno, Dario Ornaghi, Roberto Peruzzi, Antonio Pistellato, Giovanna Puppin, Fabian Sanders, Massimiliano Trentin, Caterina Tuci, Valentina Vezzoli, Valeria Zanier, Gilda Zazzara, Marco Zolli

    blog.rettore
    Apr 22, 2012

    Caro Lucio,
    di solito non rispondo nel blog perche' non riesco proprio a fare tutto. Gia' tenere vivo il blog e' un grande impegno se sommato alle mille altre iniziative di Ateneo che sto seguendo. Oggi ad esempio, e' stata una bella domenica mattina di sport, che ho passato a Ca' Foscari con gli studenti, tantissimi, che hanno partecipato al primo campionato di voga tra Dipartimenti. E anche queste piccole cose sono importanti.
    Ma questa volta faccio un'eccezione e rispondo. Capisco come sia difficile trasmettere l'informazione e capisco che non sempre si riesca a leggere tutto quello che arriva. Tuttavia, nel condividere in gran parte quanto scrivi sul processo di selezione dei ricercatori, ti segnalo che abbiamo gia' avviato a muoversi nella direzione che suggerisci. Tre mesi fa ho chiesto ai Dipartimenti di preparare un piano triennale che dovrebbe fare esattamente quello che auspichi e che servira' per le future assegnazioni di posti di professore e ricercatore. Se posso usare le tue parole, proprio partendo "da una valutazione a monte, non dei singoli settori o dei singoli docenti, ma dei dipartimenti: necessità didattiche, necessità di ricerca, valutazione della didattica e valutazione della ricerca". Puntando proprio sull'autonomia dei Dipartimenti nel definire il proprio futuro.
    Anche per quanto riguarda il futuro dei ricercatori, siano essi a tempo determinato o indeterminato, abbiamo gia' approvato mesi fa un primo piano di allocazione dei punti organico assegnati dal ministero che identifica quanti saranno quelli che potranno avere una chance a Ca' Foscari. Dal piano si capisce quale percentuale potra' partecipare a un concorso di associato a Ca' Foscari. E abbiamo iniziato anche con la programmazione dei ricercatori tenure track (ma prima bisognava fare gli altri). Tuttavia, ti ricordo che le chance vanno cercate anche altrove, in altri atenei. Non dobbiamo pensare che tutti quelli che fanno i ricercatori a Ca' Foscari, saranno poi associati a Ca' Foscari e poi ordinari a Ca' Foscari. Solo per una parte sara' possibile. E i concorsi di Ca' Foscari potranno anche essere vinti da esterni. Ed e' bene che sia cosi'.
    Quanto alle nuove regole per i concorsi da ricercatore a tempo determinato (solo per quelli tenure track), evidenzi qualche caso limite che sara' monitorato. Ma in generale penso che i benefici che l'ateneo trarra' dalle nuove regole saranno piu' elevati dei costi che evidenzi nel tuo messaggio. Sia per evitare qualche esito infelice, come giustamente ricordi, sia per segnalare che i concorsi a Ca' Foscari sono pensati per i migliori e possibilmente con un profilo internazionale.

    Lucio CORTELLA
    Apr 20, 2012

    Caro Rettore,
    quando ho letto la tua intervista sulla Nuova Venezia pensavo di aver capito male. Mi sembrava la consueta semplificazione giornalistica di un provvedimento più complesso e articolato. Ma con la pubblicazione del regolamento sull’assunzione dei ricercatori a tempo determinato ho dovuto constatare che era tutto vero: esclusione dalle commissio-ni dei relatori dei candidati ed esclusione dai concorsi dei candidati che abbiano un cur-riculum in un’unica università. Ti dico subito che ritengo questo provvedimento foriero di conseguenze negative per Ca’ Foscari, nonostante le buone intenzioni che forse lo hanno animato. Probabilmente la fretta di voler porre rimedio alla gestione poco felice di qualche nostro concorso non è stata buona consigliera. Tra l’altro penso che nel suo complesso la politica di Ca’ Foscari sui nuovi ricercatori sia male impostata e dopo aver espresso le mie opinioni sull’ultimo regolamento farò un paio di riflessioni anche su questa.

    1. L’esclusione dalle commissioni dei relatori dei candidati. Ottima intenzione. La commissione deve giudicare in maniera obiettiva. Ma ci sono almeno due problemi. Primo: i controlli. Come verificare con certezza chi è stato relatore? Nessun documento ufficiale lo riporta. Ci basiamo sulle dichiarazioni del candidato? E chi ne controlla la veridicità? Secondo: abbiamo dato ai candidati il potere di escludere docenti dalle commissioni della nostra università (non delle altre). Un dottore di ricerca che voglia escludere un docente dalla commissione di concorso ha gioco facile: basterà che faccia domanda nel caso si tratti di un suo relatore (e non importa poi che si presenti al concor-so) o magari convincerà qualche suo amico a farla. Vogliamo trovare il modo di evitare queste conseguenze?

    2. Le esclusioni dai concorsi per ricercatore di tipo B dei candidati che abbiano un curri-culum in un’unica università. Forse non abbiamo pensato ai ricercatori di tipo A che abbiamo già assunto. Se hanno, poniamo, un curriculum tutto interno a Ca’ Foscari, sono ora venuti a sapere che non potranno mai diventare ricercatori di tipo B e che dun-que dopo i tre anni (o al massimo 5) la loro carriera accademica avrà fine. Magari per questo posto di ricercatore hanno abbandonato lavori in altre sedi, possibilità professio-nali, opportunità diverse. Tutto in fumo: perso il posto di lavoro vecchio e perso anche il nuovo. Forse dovevamo dirglielo prima. O ripeteremo anche noi che “precario è bello”? Certo, possono ugualmente tentare di ottenere un’abilitazione per associato ai prossimi concorsi, ma quale università li assumerà? Temo che tutte le risorse per associato saran-no assorbite o dalla tenure-track dei ricercatori di tipo B o dai posti riservati ai vecchi ricercatori a tempo indeterminato. Oppure possono cercare di fare un anno di ricerca all’estero, ma consentirà Ca’ Foscari ai suoi nuovi ricercatori di trascorrere uno dei tre anni di contratto in un’università straniera? Non credo proprio: li paga per fare didattica da noi e non per regalarli a qualche sede straniera per un intero anno. Vogliamo dire qualcosa in proposito?
    Ma in realtà questo provvedimento solleva un problema anche per la politica di recluta-mento dei futuri ricercatori. L’idea che si vuole far passare è che aver fatto laurea magi-strale e dottorato nella stessa università sia un pessimo biglietto da visita. Idea opinabile, perché un giovane può essere un eccellente studioso anche con un curriculum interno a una sola università. Potrebbe infatti aver compiuto molte e significative esperienze di studio e di ricerca all’estero grazie agli scambi Erasmus, potrebbe aver trascorso anche più di un anno in università straniere nel periodo della laurea magistrale e del dottorato pur ottenendo i relativi titoli in Italia, potrebbe avere pubblicazioni internazionali. Per noi tutto ciò non conta nulla, anzi è motivo di esclusione. Vale solo l’attività di ricerca all’estero fatta dopo il dottorato. Cosa pensi che dirò ai miei migliori studenti? Dopo la magistrale andatevene da Ca’ Foscari: se restate qui non avrete futuro, andate a fare il dottorato in qualche altra università. E così forse li avremo persi per sempre, perché non è detto che torneranno a fare i concorsi da noi, forse qualcun altro se li terrà ben stretti. In fondo facciamo in piccolo quello che sta facendo l’Italia in grande: incentiviamo la fuga dei cervelli. Certo, dirai che in compenso attireremo ottimi giovani da fuori. Ma che segnale diamo ai nostri studenti, a quelli che abbiamo formato per cinque anni e che sono il miglior prodotto del nostro sistema di insegnamento?

    3. Ciò apre alle mie considerazioni sulla nostra politica di reclutamento dei ricercatori. Giustamente tu hai più volte sottolineato il grande sforzo fatto da Ca’ Foscari per assu-mere giovani ricercatori. E ne abbiamo veramente assunti tanti. Non ho visto però finora nessuna pianificazione sulla loro progressione di carriera. Adesso stiamo facendo il pia-no triennale e questa sarà la sede per dare una qualche risposta. Nel frattempo però ab-biamo assunto al buio. Per quanti di loro ci sarà la possibilità di concorrere per un posto di ricercatore di tipo B (con tenure per associato)? Vogliamo dare qualche percentuale? Il 50%? Forse sono ottimista. Gliel’abbiamo detto? Abbiamo detto che anche se faranno un’ottima ricerca con ottimi risultati, dopo al massimo cinque anni saranno mandati a casa? Quanto dipenderà il loro futuro dall’eccellenza dei loro risultati e quanto dalle politiche di bilancio? dai calcoli a volte incomprensibili del nucleo di valutazione? dalle decine di variabili che introduciamo nelle nostre valutazioni e che continuiamo a cam-biare di anno in anno? Non vorrei che il nostro Ateneo avesse fatto una sorta di overbooking: assumiamo tanti ricercatori di tipo A (così otteniamo benefici dal Ministe-ro) e poi creiamo un imbuto strettissimo per i ricercatori di tipo B (ulteriormente ristret-to dall’ultimo regolamento). E tutto ciò indipendentemente dal merito, dai risultati delle loro ricerche, perché magari conterà la valutazione del dipartimento o dei docenti di quel settore scientifico o gli inviti ai visiting professors che vengono a farsi la vacanza a Venezia (ormai abbiamo visto tutte le possibili variabili in questi processi interni di va-lutazione). Cos’è? macelleria sociale in salsa accademica? Ma per evitarla non do-vremmo forse dare un po’ di numeri sul rapporto fra assunzioni di tipo A e di tipo B, e renderli noti in qualche modo a chi si candida per questi concorsi? Così magari si fa due conti se gli conviene diventare ricercatore a Ca’ Foscari.

    4. E infine vengo al modo in cui si arriva all’attribuzione dei posti di ricercatore. Il pro-cesso di valutazione è così complesso che ormai sfugge, secondo me, agli stessi valuta-tori. Credo che loro stessi alla fine non sappiano quale settore meriti davvero di ottenere quel posto. Ma quel che è più grave è il ruolo centrale svolto dal progetto di ricerca. L’ultimo regolamento ha fatto chiarezza e del resto la legge 240 era stata chiara fin da subito stabilendo che nel bando di concorso va indicata la “specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari”. Dunque nessun progetto di ricerca che potrebbe deter-minare in anticipo il profilo del ricercatore e far diventare il concorso una specie di as-segnazione ad hoc. Peccato che noi continuiamo a fare il progetto di ricerca e ci aspet-tiamo che il vincitore del concorso lo svolga. Intanto gli uffici continuano a mettere le mani avanti e, come ricordava il prorettore Cortesi, ripetono la cantilena che quel pro-getto non è un profilo del candidato ma solo “l’esplicitazione delle attività di ricerca sulle quali l’Ateneo ha deciso di investire per almeno i prossimi tre anni”. Si tratta di una foglia di fico. Dobbiamo decidere una volta per tutte se quel progetto conta qualcosa o no. L’ultimo regolamento ha ulteriormente chiarito: è la commissione a stabilire chi ha vinto il concorso e non è più il Dipartimento a chiamare da una lista di idonei il più a-datto a fare quel progetto. Ma allora il progetto non conta più nulla. I settori scientifico-disciplinari sono aree a volte molto vaste. Ti faccio l’esempio di qualche settore dell’area filosofica: Filosofia morale, Filosofia teoretica, Storia della Filosofia. Chi vin-ce un concorso in quei settori potrebbe essere uno specialista dell’etica stoica chiamato a svolgere un progetto di ricerca sul rapporto fra mente e linguaggio nella filosofia del secondo novecento. Ovviamente non sarà in grado di farlo. Che farà allora il Diparti-mento che ha proposto quel progetto? Rifiuterà di chiamare il vincitore rischiando la sanzione prevista dalla legge per chi rifiuta di chiamare un idoneo? Evidentemente no. Alla fine il ricercatore farà una ricerca completamente diversa dal progetto iniziale. E il paradosso è che quel posto è stato assegnato (con i soliti complicatissimi calcoli) pro-prio sulla base di quel progetto.
    Penso che qualcosa vada cambiato. Facciamo una programmazione seria. E partiamo da una valutazione a monte, non dei singoli settori o dei singoli docenti, ma dei dipartimen-ti: necessità didattiche, necessità di ricerca, valutazione della didattica e valutazione della ricerca. Sulla base di quella valutazione attribuiamo i punti organico direttamente ai dipartimenti, con l’autonomia di stabilire su quali settori investire. Sono infatti i di-partimenti a ben conoscere le proprie necessità e le vere qualità, più di quanto possano fare gli algoritmi delle valutazioni centralizzate che nella loro stupidità matematica ri-schiano di fare disastri (e ho già potuto constatare molte valutazioni sbagliate, contro ogni buon senso). E non pensiamo che in questo modo si aprano le porte ai giochi di potere dei baroni. In fondo i dipartimenti saranno valutati (cioè premiati o penalizzati) anche su queste loro scelte. Rendiamolo noto in anticipo e facciamolo una volta ogni tre anni. Evitiamo questa specie di lotteria che una o due volte all’anno si apre per attribuire i posti di ricercatore su criteri (come quello del progetto di ricerca) che non servono più a niente. Avrai già visto tu stesso le conseguenze distorsive di questo sistema, perché finisce che i docenti vengono direttamente da te a chiedere i posti. Potrai sempre sottrar-ti ma la cosa è inevitabile. E invece il rettorato (e lo stesso Senato) dovrebbero essere sgravati da decisioni su singoli docenti e su singoli settori. Certo alla fine saranno loro a deliberare ma il processo decisionale dovrebbe essere preparato dai dipartimenti. Forse la parola autonomia non è ancora ben risuonata nelle nostre procedure.

    Agostino CORTESI
    Apr 16, 2012

    Il post di Francesco Gonella ha il merito di sottolineare il forte impatto delle novità del nuovo regolamento per i concorsi di ricercatore a tempo determinato.

    Provo a chiarire alcuni punti:

    - Il regolamento non è in alcun modo discriminante per i laureati di Ca' Foscari: il requisito per i ricercatori di tipo B (quelli che una volta superata l'idoneità nazionale diventeranno associati di Ca' Foscari) è che siano persone che hanno maturato, nella loro esperienza, la capacità di studiare e fare ricerca in diversi ambienti, perché questa è la maggiore garanzia non solo di apertura mentale ma anche di capacità di intessere reti di relazioni scientifiche. Il trascorrere un anno di post-doc all'estero o in un un'altro ateneo o ente di ricerca dovrebbe essere un "must" per i nostri dottori di ricerca; i nostri dottorati dovranno avere sempre più studenti provenienti da altri atenei (e i dati sulle applications da parte di studenti stranieri sono un ottimo segnale in questa direzione); gli assegni di ricerca d'area costituiscono un'effettiva opportunità per attrarre post-doc da altri atenei... Sono questi tutti elementi che vanno nella direzione di accrescere la mobilità dei ricercatori, fattore chiave per aumentare la qualità delle nostre comunità scientifiche.

    - La incompatibilità per i membri della commissione estesa ai relatori di tesi è un segnale forte con cui Ca' Foscari vuole rispondere in modo positivo ad una giusta richiesta di trasparenza (e di contrasto ai nepotismi) che proviene dalla società civile: i concorsi devono essere vinti dai candidati migliori, non da quelli "appoggiati" dall'uno o dall'altro membro della commissione. E una comissione è tanto più autorevole quanto più "terza" rispetto ai candidati.

    - Ultima cosa: i posti di ricercatore non sono "riservati a figure estrememente ben delineate": l'art.24, comma 2.a. della Legge 240/2010 è molto chiara: prevede che sia possibile inserire nei bandi "un eventuale profilo eclusivamente tramite indicazione di uno o piu' settori scientifico-disciplinari". Non è quindi legittimo per la commissione valutare la congruenza della produzione dei candidati rispetto a profili scientifici specifici ed articolati. I progetti rispetto ai quali sono stati finora assegnati i posti di ricercatore di tipo A sono quindi unicamente l'esplicitazione delle attività di ricerca sulle quali l'Ateneo ha deciso di investire per, almeno, i prossimi tre anni e sulle quali il ricercatore sarà chiamato ad inserirsi attivamente.

    tino cortesi

    Francesco GONELLA
    Apr 15, 2012

    Caro Rettore, la terza misura è senza alcun dubbio ottima, le prime due mi lasciano perplesso.
    L'obbligo di aver "conseguito i titoli di laurea, laurea magistrale e dottorato in almeno due
    università diverse" preclude la possibilità di assumere chi ad esempio ha conseguito laurea e
    PhD entrambe a Pisa, o a Berlino. Spero sia stato dimenticato "diverse da Ca' Foscari". Se è
    così, va esplicitato. Riguardo al secondo punto, credo che sia controproducente rischiare di
    abbassare la competenza specifica di una commissione. I posti di R.T.D. sono infatti assegnati
    sulla base di progetti di ricerca altamente specifici, e sono riservati a figure estrememente ben
    delineate. Il terzo punto dovrebbe bastare (o aiutare molto) a salvaguardare la trasparenza delle
    decisioni. E' corretto supporre a priori la "poca obiettività" di un membro? Senza contare che in
    questo modo per evitare che un collega faccia parte di una commissione basterebbe convincere un suo
    ex-laureando a far domanda. Un ultimo warning, e cioè sulla liceità giuridica di escludere da un
    concorso pubblico un candidato sulla base della sede in cui ha conseguito il titolo di studio.
    Un saluto, Francesco Gonella